Ammettiamolo,
siamo insoddisfatti. Questa pervicace sensazione nasce dalle
aspettative irrealizzate nel nostro quotidiano e quelle che
costantemente siamo costretti dalla società a rivedere al ribasso.
Ad ingigantire la conseguente frustrazione sono le notizie che i
mezzi di informazione ci sciorinano continuamente: il clochard che ha
vinto al superenalotto, lo studente che diventa milionario grazie ad
una sua scoperta o invenzione, il tizio che diventa ricco con un
video postato su youtube in cui si butta seminudo su di un cactus, il
bambino di soli 7 anni che è al centro di un'asta di mercato tra le
grandi società di calcio del mondo. Potevamo essere noi in quel
piccolo numero di “eletti”. I mezzi d'informazione, però, non ci
illustrano solo queste belle (?) ma rare possibilità. Essi ci
ricordano che c'è una crisi, miseria, suicidi, disoccupazione,
ingiustizia, guerre, fame e morti ovunque. Voglio raccontarvi una
storia che scrissi solo poche settimane fa ma che sembra ancora
attualissima. Narrava le vicende di una città storica, ricca di
cultura e operosità, in cui la Crisi si era fatta sentire in maniera
devastante, le scelte politiche non sempre oculate e lungimiranti, la
decadenza inevitabile conseguenza della difesa ad oltranza dei poteri
forti. Da diverso tempo il suo Primo Cittadino è fatto bersaglio di
un attacco mediatico senza precedenti quasi che tutte le colpe della
stagnazione attuale, delle buche nelle strade, della criminalità,
della corruzione, sia riconducibile ad un solo uomo anziché ad
interi apparati dirigenziali suddivisi nei vari settori. Il
Segretario di un Partito di maggioranza (quello che conta più
consiglieri) e che ha anche altri incarichi istituzionalmente più
alti sembrerebbe orientato a dettare un avvicendamento nello scranno
più alto della città. Tutto ciò ricorda molto una normale diatriba
calcistica: quando i risultati non arrivano si deve cambiare
l'allenatore perché trasformare la squadra costerebbe troppo e
ammettere gli errori della Società sarebbe mero masochismo. Vi ho
raccontato questa storia perché credo, immodestamente, che molti tra
voi lettori saranno cascati nell'equivoco sul cui piano io,
volutamente, ho voluto portarvi: parlavo di Pinerolo e del suo
Sindaco Buttiero e non di Roma e di Marino. Cambiando l'ordine dei
fattori, dice la matematica, il prodotto non cambia. Noi staremo a
guardare?
martedì 13 ottobre 2015
lunedì 20 aprile 2015
Siam tutti Draghi
Una brutta, bruttissima, tendenza
comunicativa che la politica che conta, cioè quella di Governo, sta
usando per nascondere le proprie inefficienze è quella di
contestare, criticare, ostracizzare, tutti coloro che raccontano di
una sempre più crescente ribellione nei confronti dello status quo,
di una società sperequativa e crudele nei confronti dei più deboli
e di chi soffre veramente. Il punto di vista è questo: se
chicchessia si avvicina a Draghi per tirargli dei coriandoli (o
magari anche altro) la colpa non è dell'ex-Governatore di Bankitalia
e della scellerata politica monetaria della Troika. No. La colpa è
di tutti quei politici, giornalisti, personalità famose e di grande
appeal che “soffiano sul fuoco della contestazione” per
raccattare facile consenso o pubblicità gratuita in maniera grave e
irresponsabile, irriverente nei confronti delle più alte cariche
istituzionali del Paese. La realtà, ovviamente, è che chi cerca di
ottenere (o mantenere) consenso è proprio “la gallina che canta”
e che, quindi, come insegna il detto popolare “ha appena fatto
l'uovo”. Il Governo deve ottenere risultati e se non ci riesce non
è per il vociare delle opposizioni ma per la sommatoria delle
proprie incapacità. Se l'esecutivo ritiene che è compito di buon
giornalismo predicare ottimismo sperticato dimentica che una notizia
trattata con obiettività e non con religiosità. Tanto più che chi
soffia sul fuoco delle paure della gente, molto spesso, è proprio la
maggioranza. Ad esempio, quando spaventa l'elettorato sui pericoli
che si corre nel cambiare squadra di Governo o obiettivi e politiche
in ambito nazionale ed europeo. “Chi di paura ferisce...”
giovedì 9 aprile 2015
Silver Surfer
Signor
Presidente del Consiglio ho letto con profondo dispiacere che ha
comunicato alla nostra Astronauta Samantha Cristoforetti la sua
intenzione di invitarla presto a Palazzo Chigi. Per chi ancora non la
conoscesse, si tratta di
un'aviatrice, ingegnere e astronauta, prima donna italiana negli
equipaggi dell'Agenzia Spaziale Europea e nello Spazio. Per
la carità, non c'è nulla di male in tale richiesta e il personaggio
mediatico che cavalca il cosmo mi ricorda un cavaliere argenteo di
nome Silver Surfer. Marvel Comics docet. Silver
Surfer, il cui vero nome è Norrin Radd, è un personaggio dei
fumetti creato da Stan Lee e Jack Kirby nel 1966, pubblicato dalla
“Casa delle idee” nel 1966. Si tratta di un alieno che salva il
nostro mondo dalla distruzione per mano del suo padrone: un essere
potentissimo di nome Galactus che lo confina nel nostro pianeta
impedendogli di volare tra le stelle. Che cosa
c'è di sbagliato, dunque? Beh, se proprio insiste così tanto mi
vedo costretto a dirglielo. L'errore non è di Samantha
Cristoforetti. Lo sbaglio lo ha commesso lei, il Presidente del
Consiglio. Il messaggio che spero non passi è che a Palazzo Chigi
vada di moda lo Spazio. In tempi di forte crisi, di penosa tristezza
generale, di un vergognoso raddoppio del numero dei suicidi per la
condizione economica negli ultimi 3 anni, io vorrei sapere che il
capo dell'Esecutivo poggi i piedi saldamente per terra. Non me ne
voglia AstroSamantha ma ritengo che il miglior regalo che si possa
fare a lei, il Premier italiano, sia quello di comunicarle che prima
di andare nello Spazio c'è parecchio da fare. Qui. Sulla Terra.
Abbiamo già risolto tutti i nostri problemi? Con questa mia lettera
le comunico (se ancora non lo sapesse) che così non è. Almeno per
quanto mi riguarda.
domenica 29 marzo 2015
V per Violenza
Ogni
anno, l'Institute
for Economics and Peace (IEP) in collaborazione con un équipe
internazionale di esperti di pace da istituti e da think
tank su
dati forniti e rielaborati dall'Economist Intelligence Unit, società
di ricerca e consulenza che fornisce analisi sulla gestione di stati
ed aziende,
stila il Global
Peace
Index (GPI),
ovvero la classifica delle nazioni in base a quanto sono pacifiche o,
viste dalla prospettiva opposta, da quanto non sono violente. E'
stato pubblicato per la prima volta nel 2007 e esamina la situazione
di 162 Stati. I fattori che prende in considerazione sono: numero di
conflitti esterni ed interni combattuti, decessi stimati dovuti a
conflitti esteri, decessi stimati dovuti a conflitti interni, livello
di conflitto interno organizzato, relazione con stati vicini, livello
di criminalità percepita dalla società, numero di rifugiati e
profughi in percentuale alla popolazione, instabilità politica,
livello di rispetto dei diritti umani (bilancio del terrore
politico), terrorismo, numero di omicidi, livello di criminalità
violenta, probabilità di dimostrazioni violente, numero di
carcerati,
numero
di agenti di polizia e sicurezza, spesa militare in percentuale al
GDP, numero di personale delle forze armate, importazioni di armi
convenzionali rilevanti, esportazione di armi convenzionali
rilevanti, fondi per missioni di peacekeeping dell'ONU, numero di
armi pesanti e capacità nucleare, facilità di accesso ad armi
leggere. Pur comparendo ben 7 nazioni dell'Europa geografica,
l'Italia non è presente nei primi 10 posti. La classifica vede al
primo posto l'Islanda, seguita dalla Danimarca e poi via via ci sono
l'Austria, la Nuova Zelanda, la Svizzera, la Finlandia, il Canada, il
Giappone, il Belgio e la Norvegia. Il costo stimato della lotta
globale contro la violenza raggiunge i 9 mila 8 cento miliardi di dollari
(2 mila 535 miliardi solo per le spese militari). Il Belpaese è al 34esimo
posto. Tra i Paesi che, viceversa, risultano più arretrati, secondo
il GPI, troviamo la Siria, il Sudan e l'Afghanistan.
mercoledì 11 marzo 2015
E. T.: l'Extra Tassazione
Una
recente stima realizzata dall'Associazione Bruno Trentin,
dall'Istituto Techne e dal Centro Europa Ricerche valuta che
l'evasione fiscale nel nostro Paese ammonta ad una cifra compresa tra
i 250 ed i 290 miliardi di Euro l'anno. Tale somma corregge al rialzo
quanto calcolato dall'Istat.
I
proventi del malaffare della criminalità organizzata (e non) si
aggirerebbe sui 70-80 miliardi (20 per usura, 21 per droga e il
rimanente per prostituzione e gioco illegale). L'economia cosiddetta
informale (dal baratto alle vendite ed ai servizi scambiati ad
esempio in ambito familiare) produce un sommerso (non contabilizzato)
di 20-25 miliardi di Euro circa. La grossa parte rimanente
rappresenta il vero ostacolo per ogni politica economica italiana ed
in essa si ritrovano il lavoro nero ma anche gli evasori totali e i
fondi che le aziende (anche e soprattutto quelle più grandi)
nascondono al Fisco. Nel Belpaese sembra sia difficilissimo finire
dietro le sbarre se si è derubato lo Stato. E' proprio curioso il
fatto che in Italia, Paese strangolato dal debito pubblico e dalle
scellerate politiche dell'Unione Europea, si discuta su di una Legge
che prevederebbe una soglia sotto la quale il reato di sottrazione
indebita all'Erario non è considerato reato e i condannati a
tutt'oggi rinchiusi nelle patrie galere siano qualche centinaio
contro i quasi 10 mila degli omologhi tedeschi. La proporzione si
capovolge quando si analizzano gli stipendi dei top manager pubblici
e privati. Gli italiani percepiscono molto più di tutti gli altri
colleghi europei anche se cominciano ad essere pubblicati diversi
studi che sembrerebbero affermare il contrario. La crisi qualche
traccia deve pur averla lasciata. Certo è che se l'Erario vuole
tornare ad avere i conti in ordine deve necessariamente prendere
denaro da chi ne ha perché a Pantalone è rimasto proprio solo il
paio che indossa. E in alcuni casi neppure più quello...
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